Cessione della detrazione al 65%: incentivo anche per no tax area

Dopo una lunga attesa, sono state definite dall’Agenzia delle Entrate le modalità operative per la cessione delle detrazioni fiscali del 65%, previste per gli interventi di riqualificazione energetica, ai chi ha fornito i lavori. Una importante novità che permette di alleviare uno squilibrio normativo che escludeva proprio chi ha meno mezzi economici da un importante strumento di incentivazione. Ma per capire meglio le novità, facciamo prima una panoramica sul funzionamento delle detrazioni fiscali.

Detrazioni fiscali: vantaggi e meccanismi

Per detrazione fiscale si intende il meccanismo che permette di scalare dall’importo dovuto all’erario per l’IRPEF, di una parte delle spese che godono della detraibilità. Nel caso specifico, quando vengono effettuati dei lavori che comportano un risparmio energetico, ben il 65% delle spese sostenute vengono scalate dalla tassazione personale, suddividendo l’importo in 10 quote, da scalare nei 10 anni successivi.

Facendo un esempio, se il signor Mario spende, per la riqualificazione dei propri infissi, 20’000 € nell’anno 2016, ha diritto ad una detrazione totale di 13’000 euro. Nella dichiarazione dei redditi, a partire da quella relativa al 2016 e per i 10 anni successivi, il signor Mario ha diritto ad uno “sconto” di 1’300€.

Quello della detrazione fiscale per le opere di efficientamento è stato un percorso ad ostacoli sin dalla prima emanazione, avvenuta quasi 20 anni fa. Da allora la detrazione stata incrementata, ridotta, sospesa, reintrodotta, sono stati aggiunti o esclusi alcuni tipi di intervento. A partire dal 2011, con il Dl 201/11 la detrazione è diventata finalmente strutturale, il che significa che è automaticamente valida senza bisogno di decreti attuativi. Il decreto stabilisce una quota minima, pari al 36% per un tetto di spesa massimo di 48’000€, ma ogni anno la Legge di Stabilità può temporaneamente stabilire criteri migliori. E così, nell’ultima Legge di Stabilità 2016 la quota detraibile fino al 31 Dicembre 2016 è del 65%. Se la quota rimarrà tale anche nel 2017 non è dato saperlo, bisogna attendere la nuova Legge di Stabilità che di solito viene promulgata solo a fine anno.

A cosa serve la cessione della detrazione?

Prima dell’introduzione della cessione, la detrazione fiscale era un vantaggio soprattutto per chi aveva un reddito considerevole, mentre si riduceva per chi paga poco IRPEF fino ad annullarsi per chi appartiene alla cosiddetta no tax area, ovvero per chi è completamente esente dall’imposta sul reddito. In pratica, se il signor Mario ha un reddito basso, tale che deve versare 500€ di IRPEF annua, perde il diritto alla detrazione dei restanti 800€. Addirittura, se appartiene alla no tax area non era per nulla incentivato a compiere opere di risparmio energetico.

Con la cessione, invece, il beneficiario può decidere di “passare” la detrazione all’impresa che effettua i lavori, che applicherà uno sconto, considerando la cessione come una forma parziale di pagamento. E’ facile immaginare che le imprese non sconteranno del 65%, visto che il beneficio della detrazione è non è immediato ma dilazionato in 10 anni, ma comunque si apre una possibilità in più di risparmio per le fasce più deboli.

Per il momento, la cessione delle detrazioni è possibile solo per le spese condominiali, e solo da parte di chi appartiene alla no tax area, ma è prevedibile che ci sarà un estensione, nei prossimi anni, anche alle altre fasce di reddito e alle spese generiche, almeno nel settore residenziale.

Le modalità operative sono definite all’interno del provvedimento N. 43434 dell’Agenzia delle Entrate, emanato il 22 Marzo 2016.

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